IL SEGRETO DELLA PSICOANALISI
A differenza di ciò che si propongono
la psichiatria e anche molte
psicoterapie non psicoanalitiche, lo scopo della
cura psicoanalitica non ha tanto a che fare con il
sintomo psichico - benché è pure indispensabile che un sintomo ci sia affinché un'analisi possa avviarsi, poiché è solo a partire dal proprio sintomo che un paziente può formulare una
domanda di aiuto - ma con il
soggetto, nel senso che lo scopo di un'analisi non è quello di curare o risolvere un sintomo, bensì quello di aiutare il soggetto a vivere meglio, con o senza il proprio sintomo.
Con o senza il proprio sintomo significa che, per la psicoanalisi freudiana, il sintomo psichico - perciò detto psicoanalitico - è ciò di cui il soggetto non solo soffre, ma anche ciò di cui egli, in qualche modo, si serve sia, in alcuni casi, per "dire" qualcosa di sé che non riesce a dire mediante la parola, e sia per "sostenersi" nella propria struttura psichica che, come si sa, è "bucata"(l'etimologia di sintomo è, infatti, "tenere insieme").
Lacan attribuirà poi al sintomo anche un'ulteriore funzione, quella del "godimento", con ciò intendendo che il sintomo è anche il mezzo di cui
l'inconscio si serve per ottenere un proprio segreto godimento, un godimento al soggetto stesso "ignoto", come, precorrendo Lacan, lo stesso
Freud aveva già intuito ne "L'uomo dei topi" (1909).
In altre parole, il sintomo è anche ciò che l'inconscio produce per ottenere un proprio godimento a scapito del soggetto, che invece ne può soltanto soffrire.
E' per questo che del proprio sintomo è così difficile liberarsi: è difficile liberarsi di una sofferenza che da un'altra parte produce anche un godimento!
Se però è così difficile liberarsene, non è detto che non si possa trovare un modo per non soffrirne tanto, e il modo è quello di cambiare la posizione soggettiva nei confronti del sintomo stesso, e cioè farne qualcosa di diverso da una malattia: da ciò che fa soffrire il soggetto a ciò di cui servirsi, non per far godere l'inconscio, ma per far godere il soggetto stesso.
Insomma, da ciò che la fa da padrone, condizionando in tutto la vita del soggetto, a ciò di cui, al contrario, il soggetto possa servirsi per padroneggiare di più il proprio inconscio, il proprio desiderio, le proprie pulsioni.
E' esattamente questo il senso della traduzione che Lacan fa della famosa frase di Freud: "Who Es war, soll Ich werden", lì dove era
l'Es lì io in quanto soggetto dovrò produrmi, io come soggetto - sottolinea Lacan - e non come un Io, come invece hanno tradotto gli psicologi dell'Io.
Questo dunque lo scopo dell'analisi, non sconfiggere un sintomo, ma fare del sintomo ciò che serve al soggetto e non all'inconscio.
E come può essere mai che in analisi si riesca a produrre un tale spostamento del soggetto nei confronti del proprio sintomo, come da ciò che fa soffrire a ciò di cui potersi servire? Come può avvenire questo cambiamento di godimento, e cioè come è possibile passare da un godimento dell'inconscio al godimento del soggetto?
E' possibile grazie al fatto che l'analisi ha scoperto il segreto della cura e ha imparato a servirsene, un segreto mediante il quale essa stessa si costituisce ed opera, un segreto cui Freud ha dato il nome di
transfert.
Nessun cambiamento di posizione del soggetto nei confronti del proprio sintomo e del proprio modo di godere può avvenire se egli non si ritrovi, come si dice,
sotto transfert, vale a dire implicato in quel fenomeno, che è proprio della relazione tra un paziente e il proprio analista e che l'analista deve, per questo, stare molto attento a favorire e a non ostacolare.
E' esattamente questo il motivo per cui una qualsiasi
interpretazione psicoanalitica, anche la più "azzeccata", che non venga formulata sotto transfert risulta essere del tutto inefficace.
Può essere perciò solo il transfert psicoanalitico a far sì che "who Es war, soll Ich werden", che dove è l'Es, lì si produrrà un soggetto.
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