L'ANORESSIA: IL FALLO, L'OSSO, IL GODIMENTO.
Per
Lacan la castrazione è quel marchio che
il godimento infinito riceve per effetto della sua "interdizione". Questo marchio è cruciale in quanto instaura, allo stesso tempo, da una parte, la Legge, dall'altra il
Fallo, il
Fallo simbolico (Φ): la castrazione eleva il
fallo immaginario (φ) a livello di simbolo.
Ecco come Lacan descrive la castrazione a pag. 825 di "Sovversione del soggetto e dialettica del desiderio nell'inconscio freudiano" (in "Scritti" Einaudi, Torino 1974):
Questa è la sola indicazione di quel godimento che nella sua infinitezza comporta il marchio della sua proibizione, e che, per costituire questo marchio, implica un sacrificio: quello il cui atto è tutt'uno con la scelta del suo simbolo, il fallo.
Per poter accedere al Fallo simbolico (Φ), all'ordine quindi del Simbolico, è necessario, dunque, che il soggetto "sacrifichi" l'infinitezza del proprio godimento.
La
castrazione è esattamente questo sacrificio.
Ma cos'è che consente la scelta del fallo come simbolo del marchio della interdizione del godimento infinito? Lacan , sempre a pag. 825 dell'opera citata, lo dice così:
Questa scelta è consentita dal fatto che il fallo, cioè l'immagine del pene, è negativizzato al suo posto nell'immagine speculare. Nella dialettica del desiderio ciò predestina il fallo a dar corpo al godimento.
Che significa? Significa che
nell'immagine speculare il soggetto non può vedere, nel posto dove se lo aspetta, il fallo, in quanto, nel corpo, il fallo è oggetto del desiderio dell'Altro, e il desiderio dell'Altro non si può vedere allo specchio o nell'immagine speculare, ma solo nello sguardo dell'Altro materno.
.
L'immagine "meravigliosa" che il proprio corpo assume per la propria madre, quindi il fallo, la si può vedere solo se si distoglie lo sguardo dalla propria immagine speculare, per cercarla nello sguardo della madre.
E' proprio questo quello che
l'anoressica non può fare: scorgere nello sguardo della madre quella meraviglia che il suo corpo assume per la madre stessa, e che è appunto il fallo immaginario. Non lo può fare in quanto l'anoressica non ha potuto "interdire il proprio godimento infinito", non ha potuto cioè accedere alla castrazione, per cui si destina ad un godimento infinito, senza limite, nel proprio corpo.
Ora,
se l'anoressica, non potendo sacrificare l'infinitezza del proprio godimento, non può trovare nella madre il fallo che lei è per la madre, poiché svanisce l'equazione corpo-fallo, ecco che si ostina a cercarlo dove non può trovarlo, nell'immagine riflessa di sé che vede allo specchio, vale a dire nel proprio corpo, dove però non può trovarlo. E allora, se nel proprio corpo non può trovarlo a cosa ricorre pur di vederlo comparire? Ricorre alla trasformazione del proprio corpo in corpo anoressico: l'osso visibile del corpo anoressico è l'equivalente tragico e grottesco del fallo materno, il modo per illudersi di scorgere in sé stessa l'immagine meravigliosa del proprio corpo agli occhi della madre, ma che nello sguardo materno non può trovare perché non c'è mai stato.
Per questo,
l'anoressica soffre e gode al tempo stesso del proprio corpo riflesso allo specchio: soffre perché, non alienandosi nell'immagine, il corpo le appare sempre persecutorio, ne gode perché l'osso diventa "il fallo che la predestina a dar corpo al godimento."
"Non riesco a star bene con me stessa fino a quando, specchiandomi, non vedo le ossa sporgere dal mio corpo" mi ripete una ragazza anoressica.
#anoressia #godimento #equazionefallocorpo #castrazione #sacrificiodelgodimento #immaginespeculare #falloimmaginario #fallosimbolico #laca #psicoanalisilacaniana
Via Porta Elina 23
84121 Salerno
PRENOTAZIONI APPUNTAMENTI
P.I. 01011110655
|
Informazioni Legali
|
Privacy Policy e Cookie Policy